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lunedì 30 aprile 2012

Incredibile Vasco (quarta parte)

Vasco ha pubblicato ieri altri due capitoli de “L’altra autobiografia” e, come già fatto per i primi quattro, proviamo a commentarli.

Il quinto capitolo è ben strano: scritto in terza persona, ripercorre velocemente tutta la carriera di Rossi. Nulla di trascendentale ed alcuni errori pacchiani: Albachiara è del ’78? Colpa d’Alfredo è il secondo disco? Il silenzio fra Cosa succede in città e C’è chi dice no dura tre anni? Più che da Vasco, questa capitolo sembra scritto da un fan non troppo informato. Non un granché, ma una considerazione è d’obbligo: i primi quindici anni di carriera di Vasco occupano praticamente tutto il capitolo, i secondi venti poche righe. E’ un caso?

Con il sesto capitolo si torna al racconto in prima persona, incentrato in questo caso sulle due partecipazioni di Rossi al Festival di Sanremo. Un capitolo decisamente più interessante, soprattutto nell’aneddoto sulla nascita di Vado al massimo, con il decisivo contributo di Fini. Tutto il capitolo, e soprattutto il finale, gira comunque intorno ai giudizi poco lusinghieri che spesso la stampa dedicò a Vasco negli anni ottanta. Scrive Vasco: “Nessun altro artista Baglioni compreso con le sue straordinarie canzonette sarebbe sopravvissuto a una tale campagna promozionale di denigrazione. Ma le mie erano canzoni straordinarie…”.

Parafrasando quel calciatore, “sono pienamente d’accordo a metà con Vasco”. Condivido e sottoscrivo la seconda parte: il successo di Rossi è figlio, soprattutto, del suo talento e della qualità della sua produzione artistica. Su questo non ci piove. Meno condivido la prima parte del ragionamento, invece, pur comprendendo quanto Vasco possa essere rimasto ferito allora da certi giudizi. A distanza di trent’anni, però, a mio modo di vedere si impone una lettura più distaccata dei fatti, la cui conclusione è una soltanto: la campagna denigratoria che vide il Blasco come bersaglio in realtà fece proprio il suo gioco. Perché contribuì a quell’immagine di “antieroe” che subito fece prese su una larga parte dei giovani di allora, quelli che in pieno riflusso rifiutavano le esagerazioni ideologiche degli anni settanta, ma anche la nascente ideologia dell’estetica che stava per esplodere negli ottanta. Vasco si inserì, grazie al suo talento, in uno spazio vuoto; le critiche, ed i fatti della sua vita personale, gli diedero una mano per riempire questo spazio.

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mercoledì 25 aprile 2012

Liberi liberi

Oggi 25 aprile, Festa della Liberazione. Paradosso, il 25 aprile del 1984 Vasco si trovava in carcere. Assai poco libero. Cinque anni dopo avrebbe dato alle stampe una delle sue canzoni più belle, “Liberi liberi”. Canzone che avrei voluto sentire in ogni concerto e che invece, era il 1996, ad un certo punto è sparita dalla scaletta, salvo il breve rientro del 2003.

La Festa della Liberazione, dunque. Ed in questi giorni di polemiche, facebook, clippini, tg2, baglioni ed ex consorte, bacheche con liste di proscritti ed un senso che sfugge ai più, io mi prendo la libertà di auto-ricordarmi perché amo Vasco. Per canzoni come questa (ed anche un po’ per l’assolo finale di Braido):



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giovedì 19 aprile 2012

Un Tapiro per Baglioni, che lancia un messaggio di pace a Vasco

Valerio Staffelli ha consegnato il celeberrimo Tapiro d’Oro a Claudio Baglioni. La registrazione della consegna dovrebbe andare in onda stasera.

Secondo quanto anticipato dal sito di Striscia la Notizia il Tapiro sarebbe figlio delle dichiarazioni poco lusinghiere rilasciate da Vasco nei suoi confronti.

Pacata la replica di Baglioni: “Penso molto bene di Vasco. Ci siamo incontrati una sola volta e ci siamo fatti l'autografo a vicenda. Dovete chiedere a lui il perché di queste affermazioni. Vasco, ti voglio bene".

Aggiornamento delle 22.30
Per vedere il video cliccare qui: Striscia la Notizia

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martedì 17 aprile 2012

Incredibile Vasco (terza parte)

La terza parte dell’altra biografia di Vasco è quella che offre forse meno spunti. Il trionfo di Imola, la depressione dopo le morti di Massimo Riva e Mario Giusti, la scoperta del Prozac, gli stadi sempre pieni, le dimissioni da rockstar. Tutto tirato via in poche righe.

Ben più interessante è l’ultima parte, dedicata alla frattura con Guido Elmi e la Steve Rogers Band. Un’appendice quasi brutale nella sua crudezza: a 25 anni di distanza Vasco sembra non aver ancora superato quanto accadde sul finire degli anni ottanta. Le parole sono durissime. Elmi è “una persona molto intelligente furba e priva di scrupoli”. Scrive Vasco: “Ho messo la mia vita sul piatto. Pronto a giocarmela e perderla se fosse stato necessario. Ma anche lui avrebbe dovuto rischiare e giocarsi la sua”. Cosa che Elmi fece, a dire il vero, nel senso letterale del termine. Basta leggere quanto lo stesso scrive a pagina 32 del libro “Vasco in concerto”: “Io avevo anche dei seri problemi di salute, e il mio primo pensiero era di continuare a vivere, mentre lui aveva l’esigenza legittima di affrancarsi da me”. Il divorzio tra i due si consuma in un momento drammatico, episodio rimasto sempre abbastanza oscuro e che Vasco non aiuta a chiarire nemmeno in questa occasione.

Rossi
passa dunque a raccontare il secondo divorzio, quello da Riva e Solieri. Gli restano “fedeli” Innesto e Tedeschi, con l’aiuto dei quali mette in piedi la nuova band. Questa “altra biografia” poteva essere l’occasione anche per dire una parola sulla rottura, avvenuta dopo Rock sotto l’assedio, con Daniele Tedeschi, ma di questa non c’è traccia. Peccato.

E poi c’è l’epilogo. Che non brilla certo per precisione. Scrive Vasco: “La steve rogers band partecipò al festival di Sanremo fu eliminata alla prima serata e si sciolse immediatamente”. In realtà le cose non andarono proprio così, visto che la partecipazione al Festival risale al 1989 e che nel 1990 la band fece ancora un disco. Ed ancora: “Per anni incontravo Solieri nei locali bolognesi e mi supplicava di riprenderlo a suonare. Gli rispondevo che c’era già Braido. Poi Braido andò a suonare con Zucchero. Io partorii l’idea di prenderli sul palco tutti e due e fargli fare il duello delle chitarre. Uno spettacolo straordinario”. Quel “per anni” farebbe pensare ad un tempo lunghissimo, mentre in realtà Solieri restò fuori dalla band solo per il tour del 1989 ed i due concerti del 1990. Rientrò nel gruppo già nel 1991, al posto di Braido. Il “duello” sarebbe arrivato due anni dopo. Le ultime considerazione non credo faranno molto piacere a Solieri, che dopo l’arrivo di Burnsera superato ed essendo prevalentemente un chitarrista solista non era neppure in grado di essere un bravo chitarrista ritmico”. Se non fosse morto, scrive Vasco, alla chitarra ritmica ci sarebbe ancora Massimo Riva. Molto probabilmente le cose sarebbero andate proprio così. Invece Riva è morto e dal 1999 il secondo chitarrista della band è Maurizio Solieri. Sarebbe interessante sapere da Vasco se ritiene che, nel frattempo, sia diventato anche “un bravo chitarrista ritmico”. (fine)

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domenica 15 aprile 2012

Incredibile Vasco (seconda parte)

La seconda parte dell’altra biografia inizia davvero male (ma poi si riscatta, lo anticipo): “Poi arrivò la scommessa di Sansiro. Nessun italiano aveva mai avuto il coraggio di affrontarlo”. Ancora una volta, non si capisce per quale motivo, ci si dimentica di Edoardo Bennato, che lo stadio di Milano lo affrontò (e lo riempì) nel 1980, ben dieci anni prima di Vasco. Perché negare i giusti meriti al bravo artista napoletano?

Questa seconda parte, se da un lato puntella la mitologia vascorossiana con l’ennesima citazione di “Vasco uccide Madonna”, dall’altro vede anche Rossi esprimersi con parole forse mai pronunciate prima (piuttosto atipico per lui, solitamente poco ciarliero su temi politici) sulla stagione craxiana. La voglia è quella di spiegare la genesi de Gli spari sopra, le numerose imprecisioni formali fanno pensare a dieci righe scritte di getto, quasi di impulso: “Me ne vado ad affrontare gli anni novanta pensando a cosa cazzo potrò dire ancora di nuovo. Quando la rabbia di dover assistere allo spettacolo dell’arroganza dell’intelligenza fare a pezzi in televisione in vere e proprie risse verbali poveri indifesi. Con negli occhi ancora la spudoratezza socialista di considerare la questione morale una cosa da rimandare, farsi finanziare, con miliardi di soldi neri da industriali, tellevisionari , che senza alcun trasparenza versavano fiumi di enaro nelle casse (nei conti svizzeri) del partito. Un signore di nome craxi certo uno con le palle vivere all’ultimo piano di un albergo a roma come una specie di principe con una manciata di voti diventare ago della bilancia e conquistare il potere e regalare televisioni (canali televisivi) ad amanti, permettere ai suoi di fare neanche troppo nascostamente affari sfruttando le posizioni di potere. Insomma tutta questa bella situazione mi ispira una canzone veramente incazzata. Gli spari sopra”.

Da San Siro 1990 a Rock sotto l’assedio, è Milano il cuore dell’attività di Vasco nella prima parte degli anni novanta. La ricostruzione dei due concerti del 1995 è interessante, per quanto parziale (nemmeno un cenno ai fischi ai due gruppi bosniaci prima dello show). Vasco si sofferma soprattutto sulle polemiche legate alla destinazione dell'incasso, che all’epoca fecero molto parlare la stampa. Fatti noti.

Un doppio carpiato all’indietro ed arriva la parte più emozionante, a mio avviso, dell’intera “altra biografia”: i blocchi creativi, Villa Condulmer, la genesi di Vivere. Un racconto vivo, una pagina di memoria che trasporta chi legge di fronte al processo creativo di una delle più belle canzoni di Rossi. (continua)

Campi Flegrei, Edoardo Bennato:


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Incredibile Vasco (prima parte)

Penso che Vasco sia una persona intelligente. E penso che sia anche una persona scafata, molto. Quindi fatico a credere al suo stupore quando scrive: “Se domani sui giornali leggerò solo il mio giudizio su Baglioni sarà l’ennesima dimostrazione di come ai giornali non interessi mai raccontare e divulgare informazioni serie sui fatti che succedono ma che il loro unico scopo è fare scoop estrapolando da una storia solo quello che a loro serve per fare scandalo”.

In realtà credo che Vasco sappia benissimo, pubblicando giudizi così duri sui colleghi, che quello e nient’altro uscirà poi sui giornali. Perché quella, che a Rossi piaccia o meno, è la notizia per il “grande pubblico”. Non certo l’ennesima riproposizione di una storia, per quanto fantastica e stavolta scritta in prima persona, stra-conosciuta.

Questa “altra biografia”, pubblicata tra ieri e oggi da Vasco su Facebook in tre puntate più un’appendice, diventa interessante solo quando esce dalla “mitologia” ben conosciuta ai fan e tenta di addentrarsi in meandri meno noti e più spinosi. Tentativo quanto meno coraggioso, ma dagli esiti solo in parte convincenti.

Della prima parte, diciamo la verità, tolti gli attacchi a Minghi, Pelù e (soprattutto) Baglioni, resta ben poco. E sorvoliamo sull’evidente esagerazione secondo la quale, dopo il concerto per Amnesty International, Baglioninon si esibì più dal vivo per oltre dieci anni”. Affermazione totalmente priva di ogni fondamento, come chiunque può facilmente verificare “sprecando” tre minuti a girovagare su internet. (continua)

“Human Rights Now”, Torino (Stadio Comunale) 8 settembre 1988


E adesso la pubblicità, Claudio Baglioni live in Roma (Stadio Flaminio) 3 luglio 1991:


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sabato 14 aprile 2012

E dopo Ligabue tocca a… Baglioni, Minghi e Pelù!

Annunciata negli scorsi giorni, poco fa Vasco ha pubblicato su Facebook la prima parte de “L’Altra Autobiografia”. E, ci si può scommettere, farà molto discutere. Rossi parla, infatti, anche di alcuni colleghi. E se loda Grignani e Zucchero, non si può dire che abbia parole tenere per Minghi e Pelù.

Ma il bersaglio principale è Claudio Baglioni, al quale il Blasco non risparmia davvero critica alcuna. Dopo Ligabue, tocca dunque ora a Baglioni finire nel mirino di Vasco. La differenza, rispetto alle polemiche di alcuni mesi fa, è che in questa occasione Rossi motiva le sue antipatie (e simpatie) artistiche, incrociandole con il suo percorso di vita.

E ora, comodi e scomodi, aspettiamo la seconda parte. Chi sarà il prossimo?

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venerdì 13 aprile 2012

E’ questo che ci aspetta?

Dunque, il dibattito impazza in rete. Da quando, era domenica, Vasco ha risposto così su Facebook a chi lo invitava a tornare nei palasport: “certo…palasport con orchestra sinfonica diretta da celsus valli….in versione cantante e leggio…portiamo in giro le canzoni dello spettacolo….appena esco dalla convalescenza…più o meno a gennaio del proxm anno…”.

Il primo punto da chiarire è basilare: Vasco è serio o scherza? Perché certo appare strano che lanci una notizia bomba di questo tipo in una risposta su Facebook… Ma è anche vero che, dal Blasco, ci si può ormai aspettare di tutto. E se, quindi, fosse vero? Se questo fosse il futuro di Rossi dopo le sue dimissioni da rockstar?

La prospettiva è per certo curiosa ed anche stimolante. Sarebbe una grande sfida, senza dubbio. Ma è anche una prospettiva che lascia qualche perplessità. L’orchestra, il cantante e il leggio… Quanto si sposerebbero questi elementi con la storia di Vasco? Fino a che punto si può spingere la rottura, per certi versi anche necessaria, con il proprio passato? Da sempre sostengo con convinzione l’ipotesi di un tour teatrale, con arrangiamenti tesi a ripulire e far risplendere la bellezza delle perle che Vasco ci ha regalato in oltre trent’anni di musica. Un’ipotesi minimalista, la mia, che poco sembra combaciare con la maestosità di un’orchestra al solo servizio di Rossi. Quest’ultima prospettiva, lo confesso, non mi convince fino in fondo. Pronto ovviamente a ricredermi una volta (e nell’eventualità) che il commento su Facebook diventi realtà.

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lunedì 9 aprile 2012

Vasco attore: le immagini in anteprima!

Avevamo preannunciato sabato il cammeo di Vasco all’interno del film “I più grandi di tutti”. Siete curiosi di vedere la sua “prova d’attore”? Bene, non dovete far altro che cliccare play e gustarvi questa clip: non siate impazienti, Vasco compare nel finale.

Lunga vita al rock’n’roll!



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sabato 7 aprile 2012

Atuttovasco alla Scala! (e in coda ghiottissima anteprima cinematografica!!)

Un consiglio subito subito: se volete andare alla Scala e comprate i biglietti di Galleria 1, evitate il posto 170. Vi troverete dietro ad una colonna, torcicollo garantito per vedere il palco. Visto che tale disavventura l’ho vissuta personalmente, fidatevi. A nulla è valso nemmeno il mio pietoso tentativo di proporre uno scambio di posto all’arzilla loggionista al mio fianco, con la scusa che così si sarebbe riavvicinata alle arzille loggioniste sue amiche. Non c’è cascata. Peraltro il posto 170 non è l’unico che soffre di questo inconveniente, quindi trovate il modo per informarvi e non fatevi fregare.

Esauriti i consigli pratici, resta da dire dello spettacolo. L’arzilla loggionista di cui sopra lamentava alla fine “troppo frastuono”, ma le altre arzille loggioniste a fianco erano invece soddisfatte dallo spettacolo. E visto che, in tema di balletto, ne sanno sicuramente più di me, mi attengo al loro giudizio. Il mio, molto più modesto, non si discosta dal loro: anche a me lo spettacolo è piaciuto, considerando che era il primo balletto che vedevo in vita mia. Certo, il fatto che in sottofondo ci fosse la musica di Vasco ha influito e non poco. Però, nel complesso, ho trovato il tutto gradevole. Ne valeva la pena, insomma.

Il Teatro era pienissimo, con tanta gente anche in piedi alle mie spalle. Alla fine lunghi applausi per tutti. Forse questo “L’altra metà del cielo” non resterà nella storia del balletto, ma per un fan di Vasco merita sicuramente di essere visto. A questo proposito ricordiamo anche che domani alle 10.30 ci sarà la replica su Rai 5 dello spettacolo già trasmesso giovedì sera.

Nel titolo accennavo anche ad un’anteprima cinematografica: è nelle sale da mercoledì “I più grandi di tutti”, nuovo film di Carlo Soldini (fratello del più noto Paolo). Film che racconta le vicende dell’immaginaria rock band dei Pluto. Leggete come inizia l’articolo che oggi Il Secolo XIX ha dedicato alla pellicola: “«Certo che me li ricordo, erano i più grandi di tutti» confessa di corsa Vasco Rossi sui titoli di coda. Tra aneddoti, elogi e sfottò, dicono la loro anche i Litfiba, i Baustelle, Irene Grandi. Si parla dei Pluto, mitica rock-band di Rosignano Solvay, a pochi chilometri da Livorno. Mai sentiti nominare? Infatti non esistono, sono frutto della fantasia di Carlo Virzì, classe 1972, fratello minore di Paolo, autore di colonne sonore, ex chitarrista degli Snaporaz e pure cineasta. Vasco e colleghi famosi fingono, in puro stile “mockumentary”, di aver conosciuto negli anni Novanta quei quattro bischeri che presero il nome dal cane di una nonna, Plutone neanche sapevano chi e cosa fosse”.

Ah, e per finire, ovviamente Buona Pasqua!

Il quadro che forse mi è piaciuto di più è stato quello di Jenny è pazza:


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giovedì 5 aprile 2012

“Ma quale tumore, Vasco sta benissimo”

Per settimane ci hanno raccontato di una costola rotta, per mesi sono circolate le voci più allarmanti. La parola fine, si spera, la mette il dottor Paolo Guelfi, direttore sanitario della clinica di Villalba, in un’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino. Nella quale, spiega, senza tanti giri di parole, cosa ha avuto realmente Vasco: un’osteomielite al torace e una endocardite.

Curioso quanto il dottor Guelfi dice, in particolare, riguardo all’osteomielite: “È dovuta a traumi, e Vasco si procurò questo trauma durante un concerto”. Come non ripensare alla caduta di Caserta, che un po’ a tutti allora strappò un sorriso? Sarà stata quella?

Fra complimenti assortiti, la “sentenza” del medico è confortante: Vasco sta bene. Dopo mesi di ansia, la notizia più bella.

Per leggere l’articolo cliccare qui: Il Resto del Carlino

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mercoledì 4 aprile 2012

L’altra metà del cielo, fra critiche così così, dirette al cinema e differite in tv

Ieri sera dunque c’è stata la prima de “L’altra metà del cielo”, il balletto ispirato alla canzoni di Vasco. Buon successo di pubblico, applausi a scena aperta, ma anche qualche critica non proprio entusiastica.

Scrive ad esempio Sergio Trombetta su La Stampa: “Bisogna dire che è proprio la pochezza dell’aspetto coreografico quello che salta agli occhi di un balletto costruito con dovizia di interventi: belle le scene di Robert Israel e i costumi di Nanà Cecchi. Mentre l’orchestrazione di Celso Valli pecca di ingenuità, risulta un po’ presuntuosa, riduce tutto a una marmellata sinfonica fra arpeggi di pianoforte e grandi sviolinate post-tutto. L’idea di Vasco è di costruire i caratteri di tre donne col procedere delle canzoni. Ma la costruzione alla fine è un po’ meccanica: una canzone a me, una a te e una all’altra per quattro volte. Più un finale per tutti. Per trasformare tutto questo in linguaggio coreografico dal senso compiuto ci vorrebbe un coreografo che dà il meglio di sé nel modulare i passi a due, dalla disperazione, all’abbandono, al sesso. Per esempio il nostro Mauro Bigonzetti. Mentre la Clarke dimostra di trovarsi meglio nelle scene di insieme, dal passo più ampio e pittorico”.

Ricordiamo che lo spettacolo di domani sera sarà trasmesso in differita su Rai 5, con inizio alle 21.15. Dalle 20, invece, 37 cinema in tutta Italia proietteranno lo spettacolo in diretta. Tre le sale in Liguria: il Centrale di Santa Margherita Ligure, il Teatro Verdi di Genova e il Centrale di Imperia.

Per leggere l’articolo cliccare qui: La Stampa

Per cercare i cinema cliccare qui: Microcinema


Immagini dalla Scala:


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martedì 3 aprile 2012

Sei minuti di applausi alla Scala per “L’altra metà del cielo”

Dopo la prima saltata per sciopero, ha debuttato ufficialmente questa sera alla ScalaL’altra metà del cielo”, il balletto ispirato alle canzoni di Vasco. Secondo quanto riporta il sito di Rainews24, «quasi sei minuti di applausi e qualche urlo “Vasco”, “Vasco” ha salutato alla Scala la fine del balletto». Vasco non era presente in sala.

Per leggere l’articolo cliccare qui: Rainews24

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